AMORE E FAMIGLIA DI FRONTE ALLA FRAGILITA’

La fragilità dei legami e delle relazioni è oggi una fatica particolarmente evidente, soprattutto per chi crede in un amore che non sia passeggero e vive l’avventura del matrimonio. È un tema molto attuale anche in vista del Sinodo ordinario sui vescovi sulla famiglia che si terrà in autunno. Ma la fragilità è solo un ostacolo o può diventare una risorsa?

Il percorso “Abitare la vita, tra fatiche e speranza” del Centro di Spiritualità continua e mette a fuoco questi temi cruciali per la nostra crescita umana e cristiana. Come rianimare la speranza a partire dalle situazioni che ci mettono alla prova? Se ne parlerà con Ivo Lizzola, ordinario di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità all’Università di Bergamo, che è stato anche relatore al Congresso Eucaristico Nazionale del 2011. Nel suo pensiero, Lizzola pone una particolare attenzione all’esperienza della debolezza, che la nostra cultura tende a rimuovere e negare. Invece, proprio la debolezza, che è riconoscimento dei nostri limiti, ci insegna che non siamo onnipotenti.

«È quando sono debole – dice Lizzola – che mi trovo ricondotto al debito originario, verso la “cura” che mi ha accolto nel palmo della mano. Ritrovare, in qualche modo riscattare (tornare a prendere, riassumere in modo nuovo), l’esser debole dell’infanzia può volere dire, anche, svelare le forme dell’esercizio della forza che si fa prepotenza e disprezzo attorno a noi, che si fa dura freddezza e indifferenza. Si può rendere evidente questo nelle modalità della resistenza nonviolenta, e della vita che resiste anche prendendo pieghe ferite nella tragedia e nella pietà. Si può chiamare a una novità e a un gioco convertito grazie alla “rottura instauratrice” del perdono. Si può provocare, chiamare alla responsabilità e alla cura con la domanda di dedizione e di liberazione. Da un’altra parte, ritrovare la debolezza dell’infanzia è prezioso per mantenere la veglia sulla nostra forza, sul potere e sul sapere che, donne e uomini, abbiamo coltivato e assunto negli anni. Nell’essere deboli, allora,  può esser coltivato un sentire attento, quello che coglie gemiti e fremiti, perché sa “restare nel vivo”».

Oggi si sottolinea spesso la crisi dei legami affettivi e della forma istituita della relazione fra le persone. Dove trovare luoghi e condizioni che si presentino come buone opportunità per dare senso a legami e rapporti? Una di queste condizioni, significative e fondamentali dell’umano, è la fragilità e vulnerabilità. Le persone oggi, per l’esposizione alla globalizzazione socioculturale e per la peculiare rilevanza assegnata al momento emotivo individuale, vivono una forma particolare di limite umano che è il sentirsi vulnerabili di fronte alla complessità della realtà e alla possibilità di esclusione da processi di opportunità e di relazioni. Ma proprio in questa esperienza di “incerti legami”, possono imparare che per vivere non abbiamo bisogno di essere autosufficienti, ma di vivere insieme, di affidarci l’uno all’altro, di cura reciproca. La coscienza della fragilità può diventare il fondamento di una relazione rinnovata e davvero condivisa.

Tra i libri di Ivo Lizzola: Aver cura della vita: l’educazione nella prova (Città Aperta); Di generazione in generazione. L’esperienza educativa di consegna in nuovo inizio (Franco Angeli); Incerti legami. Orizzonti di convivenza tra uomini e donne vulnerabili (La Scuola); La paternità oggi, tra fragilità e testimonianza Pazzini).

INCERTI LEGAMI: VULNERABILITÀ DELLE RELAZIONI TRA UOMO E DONNA

Incontro con IVO LIZZOLA, pedagogista, docente presso l’Università degli Studi di Bergamo

Mercoledì 28 gennaio 2015, ore 20:45

Centro di Spiritualità, via Medaglie d’oro 8, 26013 Crema (CR)