IMPARARE A PERDONARSI – incontro con IVO LIZZOLA

Il percorso di crescita umana e cristiana del Centro diocesano di spiritualità vuole sottolineare come la misericordia possa trasformare i nostri vissuti e le nostre relazioni, aiutarci ad affrontare disagi e fatiche. L’incontro con Ivo Lizzola è un invito a guardarsi dentro e a cercare riconciliazione con le nostre ombre e fragilità.

Molte persone si ammalano perché hanno dentro di sé qualcosa che si è spaccato. La spaccatura si ripercuote spesso sul corpo. Essere sano significa essere intatto, integro, essere pacificato con tutto quello che c’è in noi. Un’importante via di guarigione spirituale, infatti, consiste nel fare pace con noi stessi.

La parola latina reconciliatio significa originariamente il ristabilimento di amicizia. Il primo e nello stesso tempo il più difficile compito della nostra «umanizzazione» consiste nel riconciliarci con noi stessi. La condizione per realizzare questo compito è la fiducia di essere accolti da Dio incondizionatamente. La pacificazione con se stessi ha diversi aspetti.

Anzitutto mi devo rappacificare con la storia della mia vita. Un altro aspetto esige la pacificazione con i propri lati oscuri. Ancora più difficile è riconciliarsi con le nostre colpe. Possiamo perdonarci solo perché Dio ci ha perdonato. Ma è necessario far scorrere la fede nel perdono divino anche in tutti i sensi di colpa e i rimproveri che ci facciamo per i nostri sbagli. Molti continuano a rinfacciarsi di aver fatto questo o quell’errore. Non riescono a perdonare se stessi per il fatto di aver commesso certe colpe. Riconciliazione significa gettare giù dal trono lo spietato giudice interiore e credere alla misericordia di Dio: «Se anche il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa» (1Gv 3,20).

La riconciliazione con me stesso non avviene mai una volta per sempre. È un processo che dura per tutta la vita: in me scopro continuamente aspetti che non posso accettare bene. Quindi sono di nuovo sfidato a dire di sì a quello che vorrei ben volentieri far finta di non vedere. Si richiede una grande umiltà per guardare i propri lati oscuri e metterli davanti a Dio, perché disturbano l’immagine di noi stessi che ci siamo costruiti e perché ci mettono a confronto con la nostra vera realtà. Ma è la verità che ci farà liberi

Se ne parlerà con Ivo Lizzola, ordinario di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità all’Università di Bergamo. Tra i suoi libri: Aver cura della vita: l’educazione nella prova (Città Aperta); Di generazione in generazione. L’esperienza educativa di consegna in nuovo inizio (Franco Angeli); Incerti legami. Orizzonti di convivenza tra uomini e donne vulnerabili (La Scuola); La paternità oggi, tra fragilità e testimonianza (Pazzini).

La misericordia verso se stessi: imparare a perdonarsi

Incontro con IVO LIZZOLA, docente presso l’Università degli Studi di Bergamo

Martedì 2 febbraio 2016, ore 20:45

Oratorio SS. Trinità, via XX settembre 104, 26013 Crema (CR)

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La misericordia per ripensare laicità e democrazia

Roberto ManciniLa misericordia ha un significato che è anche sociale e politico. Continuano gli incontri diocesani in Cattedrale voluti dal vescovo Oscar per il Giubileo e curati dal Centro di Spiritualità. La seconda voce che interverrà sabato 16 gennaio sarà quella del prof. Roberto Mancini, docente di filosofia all’Università di Macerata e autore di numerosi testi in cui presenta una rilettura spirituale delle grandi categorie politiche ed economiche. Mancini si soffermerà sulla misericordia come virtù per l’impegno civile e pubblico che può unire credenti di fedi diverse e non credenti. Ne ha parlato nel recente libro La nonviolenza della fede. Umanità del cristianesimo e misericordia di Dio pubblicato nella prestigiosa collana “Giornale di teologia” della Queriniana. Anticipiamo un passaggio del suo intervento.

«Alla luce del discernimento che sa individuare la migliore eredità della modernità e della religione, la laicità dev’essere ripensata. Finora è stata intesa come una categoria riduttiva e contrappositiva. L’orizzonte cambia completamente se si prende sul serio la radice semantica del termine: laos è il popolo, quindi “laico” significa membro del popolo. Basta allora chiarire che oggi non può esserci popolo separato, una porzione di umanità eletta di contro al resto di un’umanità esclusa e inferiore. Il laico è 1’appartenente alla famiglia umana universale. Per chi ha fede questo è il vero popolo di Dio, destinatario del suo amore inclusivo e misericordioso. Per chi si sente vincolato all’etica interculturale della dignità, questa è l’autentica estensione del popolo. Perciò la laicità non è più un’identità minore o contrappositiva, è una relazione, è la partecipazione alla comunità umana senza esclusioni: c’è laicità quando ci sono apertura, solidarietà, corresponsabilità. C’è laicità quando si criticano i falsi assoluti e si sa riconoscere ciò che è realmente universale. C’è laicità quando la differenza degli altri non viene presa a pretesto di reazioni aggressive, di fondamentalismi, di pratiche di esclusione. Non stupisce, di conseguenza, che questo spirito di laicità sia prezioso per autenticare nel contempo ciò che è stato chiamato «democrazia».  Demos e kratos devono essere ripensati: l’uno non coincide più con un’identità etnica particolare in lotta con le altre, ma è incarnato dall’umanità intera; l’altro non può essere il potere verticale, dominativo, o puramente sistemico, impersonale e trascendente la stessa volontà umana. Questa volta il potere deve farsi servizio, cura per il bene comune. Infatti nell’intuizione custodita nell’idea di democrazia c’è il rimando al significato di un potere che non si impone e che non opprime precisamente perché è potere di tutti, è corresponsabilità nell’organizzare la convivenza.

Il grado primitivo dello statuto di una società è il monoculturalismo, cioè l’identificazione esclusiva dell’umano con una determinata comunità etnica. Poi c’è il multiculturalismo, quando culture ed etnie differenti coesistono spazialmente, le une accanto alle altre, ma come ghetti, spazi chiusi e non comunicanti tra loro. Più avanzata è l’esperienza dell’incontro interculturale, dove finalmente ci sono interazione e cooperazione. Il passaggio ulteriore è quello della coralità: ci sono differenze, c’è pluralismo, ma soprattutto c’è la coscienza di specie, c’è la corresponsabilità per il cammino comune dell’umanità. Si schiude finalmente l’autentico spazio pubblico della società, che è quello dell’organizzazione di una convivenza strutturalmente democratica, là dove la democrazia non si riduce a un sistema di governo o di elezione dei rappresentanti in parlamento, perché è anzitutto una forma di vita e di convivenza nella quale è prioritaria la dignità di ciascuno e di tutti. Come si può pensare che l’emersione della coscienza corale sia possibile senza l’apporto delle religioni mondiali, oppure in una condizione nella quale esse restano ferme all’autoreferenzialità? È urgente il risveglio delle religioni a conversione: conversione al bene della famiglia umana indissolubile e, proprio per questo, alla fedeltà verso il Dio di cui si è testimoni».

La misericordia, virtù civile e laica, con ROBERTO MANCINI (filosofo, Università di Macerata)

Cattedrale di Crema, sabato 16 gennaio, h 21

 

Invito del Vescovo Oscar Cantoni

Un invito rivolto agli uomini e donne di buona volontà che vivono a Crema e nel cremasco, ai credenti di ogni confessione e fede religiosa, a tutti i fedeli della diocesi di Crema: incontriamoci e confrontiamoci per chiederci se ha senso parlare oggi di misericordia e praticarla.

Viviamo un tempo segnato da violenze, conflitti, inquietudini, scandali, fatiche nelle relazioni affettive e interpersonali, da una crisi economica che non si è ancora risolta… L’angoscia sembra spesso prevalere sulla speranza. Eppure, papa Francesco ha voluto dedicare un anno giubilare alla misericordia. Non è una devozione per pochi o un sentimento consolatorio per ingenui.

La misericordia è un modo di vedere il mondo e di vivere, è impegno, scelta. È credere che siamo amati e che è possibile amare: una fiducia che illumina la nostra strada per andare oltre le ombre che ci avvolgono. La misericordia cambia noi stessi e cambia il mondo. Come Chiesa di Crema vogliamo lanciare questo messaggio che è un invito a camminare insieme.

Per comprendere la misericordia, come ha detto papa Francesco a Firenze, dobbiamo guardare «ai tratti del volto di Gesù e ai suoi gesti. Vediamo Gesù che mangia e beve con i peccatori (Mc2,16; Mt 11,19); contempliamolo mentre conversa con la samaritana (Gv 4,7-26); spiamolo mentre incontra di notte Nicodemo (Gv 3,1-21); gustiamo con affetto la scena di Lui che si fa ungere i piedi da una prostituta (cfr Lc 7,36-50); sentiamo la sua saliva sulla punta della nostra lingua che così si scioglie (Mc 7,33). Ammiriamo la “simpatia di tutto il popolo” che circonda i suoi discepoli, cioè noi, e sperimentiamo la loro “letizia e semplicità di cuore” (At2,46-47)» (10 novembre 2015).

Il nostro invito è a riflettere insieme sulla misericordia e a conoscerla meglio proprio a partire dalla persona di Gesù. Per questo proponiamo quattro incontri in Cattedrale, a cura del Centro Diocesano di Spiritualità, che approfondiscono quattro aspetti diversi e importanti: la misericordia e la forza della mitezza, la misericordia come virtù civile e laica, la misericordia e le nostre paure, la misericordia e il potere.

Saranno occasioni per metterci in ascolto del Vangelo e poi per confrontarci nelle piazze e nei luoghi della convivenza, sui mezzi di comunicazione e i social network, nelle parrocchie per costruire nuove relazioni personali e un nuovo umanesimo.

+ Oscar Cantoni, vescovo di Crema