I TESTIMONI: Don Lino Zambonelli

don-zambonelli“Il sorriso, lo sguardo, le sue parole, sono le tre cose che più ricordo. Don Lino è stato un uomo e un prete speciale. Chi Io incontrava sentiva i propri dubbi, i propri interrogativi, le proprie speranze, come i suoi dubbi, i suoi interrogativi, le sue speranze, ma nello stesso tempo tali stati d’animo apparivano più consapevoli, con un più di dignità e valore. Confidarsi con lui non era difficile, collaborare con lui ti veniva spontaneo. Da uomo libero, ti faceva sentire libero, libero di rispondere a una chiamata che era sempre più grande, più significativa dell’impegno contingente che ti chiedeva. Ti faceva sentire che non lavorava per sé, che non ti avvolgeva nei suoi traguardi, che non gli servivi per una sua affermazione personale”.
Così il prof. Piero Cattaneo tratteggiava la figura di don Lino Zambonelli in un trafiletto apparso su “Il Nuovo Torrazzo” del 15 settembre 2001, a pochi giorni dalla sua scomparsa. Verrebbe da dire che, per chi ha avuto la possibilità di conoscerlo, don Lino era proprio così. Nato a Chieve il 21 maggio del 1951 e ordinato presbitero il 23 giugno 1979 da mons. Carlo Manziana, nonostante abbia dovuto da sempre fare i conti con uno stato di salute segnato da un problema cardiaco importante, don Zambonelli visse appieno il suo ministero nella chiesa di Crema nel servizio pastorale, con particolare cura delle giovani generazioni nell’ambito della cultura, dell’insegnamento e dell’accompagnamento spirituale. Insegnante, formatore in seminario, assistente spirituale della FUCI e del MEIC, si dedicò anche, in qualità di coordinatore, al nostro Centro di Spiritualità.
A poco più di vent’anni dalla sua scomparsa (9 settembre 2001) don Michele Nufi e il prof. Giulio Formaggia, che a diverso titolo furono particolarmente legati a don Lino, ne ripercorreranno la figura e il pensiero consegnando la testimonianza di un prete che, come scrisse il vescovo Carlo Ghidelli: “Di lui la Chiesa cremense ha ben motivo di essere orgogliosa non solo per i preziosi ministeri da lui prestati in diversi ambiti della pastorale diocesana, ma anche e soprattutto per l’esemplarità della sua vita sacerdotale, per la sagacia delle sue riflessioni e per la trasparenza delle sue opinioni”.

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Martedì 10 maggio 2022, ore 21

Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 10 – Crema

I TESTIMONI: Charles de Foucauld

charles-de-foucauld“Narrare la storia di un santo significa anche tratteggiare il suo tempo, dare uno sguardo alla società nella quale ha vissuto, accompagnarlo nel suo itinerario storico, scoprirvi la traccia del suo amore per Cristo e i fratelli, cercando di individuarne non solo la meta ma anche il cuore. Mi sembra di trovare il cuore del cammino di santità di Charles de Foucauld – e quindi la possibilità di capirne tutta la vita – nel momento decisivo della conversione avvenuta alla fine di ottobre 1886. Scrivendo ad un amico dirà: «Ho perduto il cuore per questo Gesù di Nazaret crocifisso 1900 anni fa e passo la mia vita a cercare di imitarlo per quanto possa la mia debolezza». Una imitazione che si concentra sul mistero di Nazaret. Dio lo aveva chiamato ad imitare Gesù nella sua vita nascosta “abbracciando l’esistenza umile e oscura del divino operaio di Nazaret”.
Con queste parole padre Andrea Mandonico introduce il letture nel suo testo: “Mio Dio, come sei buono. La vita e il messaggio di Charles de Foucauld”, dandone in estrema sintesi un tratteggio intenso e significativo della statura di questo beato, ormai prossimo alla canonizzazione, totalmente immerso nel mistero salvifico di Cristo.
Incontrato personalmente Gesù e radicatosi in lui nella fede e nell’amore, frère Charles gode «pace infinita, luce radiosa, felicità inalterabile». Quella pace, quella luce, quella felicità che non viene mai meno, nemmeno davanti alle piccole o grandi preoccupazioni di ogni giorno e anche nelle persecuzioni della vita. Sa che «Colui che fa sbocciare il fiore lavora sempre solo, semplicemente e silenziosamente». Per esperienza sa pure che credere in Gesù è un rischio, perché si deve far fronte ad un continuo discernimento per restare nella sua volontà e far fronte pure alla non evidenza di tale amore, ma ormai ha la forte certezza di appartenere al Signore, di essersi abbandonato totalmente nelle sue mani e quindi non ha più nulla da temere. Vive ogni giorno con una serenità e un impegno costante e fedele nell’imitazione sua e nel donarsi ai fratelli.
Questo pensiero, la cui bellezza e la grandezza esaltavano la sua generosa fede, trasformava la sua parola, sempre sicura e calorosa, in veri inni di gioia. Un grande messaggio di speranza e di responsabilità per tutti.

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Padre ANDREA MANDONICO, originario della Parrocchia di Trescore Cremasco, sacerdote (1982) della Società delle Missioni Africane (SMA), dottore in Teologia, è stato per anni ordinario di Teologia spirituale, Decano della facoltà di Pastorale e Catechesi e Direttore della Biblioteca, membro del Senato dell’Università Cattolica dell’Africa Occidentale a Abidjan (Costa d’Avorio). È attualmente Postulatore delle Causa di Canonizzazione di PS Madeleine, fondatrice delle Piccole Sorelle di Gesù, e vice postulatore per la causa di Charles de Foucauld, sul quale ha pubblicato saggi, traduzioni e articoli. Dal 2015 è docente di studi interreligiosi alla Pontificia Università Gregoriana.

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Mercoledì 4 maggio 2022, ore 21

Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

Ritiro di Quaresima/Pasqua

luce-guida“Manda la tua luce e la tua verità: siano esse a guidarmi” (Sal. 41)

Un momento di spiritualità proposto a tutti coloro che cercano un tempo di riflessione, preghiera e silenzio, nell’approssimarsi della Santa Pasqua.

Guiderà l’incontro don Marco Crippa, presbitero della diocesi di Milano e padre spirituale del Seminario di Venegono.

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Domenica 3 aprile 2022, dalle ore 15:30 (ore 18 celebrazione S. Messa)

Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

TRA TRISTEZZA E GIOIA: il tempo dei riti

Mangiare, viaggiare, stringere legami, giocare, prendersi cura, divertirsi, toccare, cantare, pregare…: sono tutti gesti che accompagnano la vita dell’uomo e, nella loro gest-azione ed espressione, esplicitano la propria funzione di “stabilizzare la vita umana” rendendola abitabile e promettente, capace cioè di offrire un senso all’esistenza di chi li compie o vi partecipa.
Non si tratta infatti di semplici azioni, ma di azioni simboliche che nella loro ripetizione assumono una forma rituale. Emerge così un dato fondamentale: i riti abitano la vita dell’uomo così come quest’ultima abita – e si abilita – nei riti.
Come ha scritto don Manuel Belli, «dai riti che costellano la nostra esistenza dipende anche la qualità della nostra vita». Se infatti «mangiamo sempre da soli cibo spazzatura, se non siamo capaci di esprimere amore, se non abbiamo accesso a buone fonti di informazioni, se non sappiamo gestire i nostri tempi liberi, se viaggiamo male o in modo compulsivo, la nostra esistenza si ingrigisce: a riti tristi corrisponde un’esistenza triste, a riti felici corrisponde un’esistenza felice».
La nostra contemporaneità è stata definita dai sociologi Miguel Benasayag e Gérard Schmit come “l’epoca delle passioni tristi”: non sarà che questa tristezza dipende dai riti che la costellano? L’attuale crisi dei riti liturgici, caratterizzata da una frequenza sempre più rarefatta nel tempo, trova forse una risposta e uno spazio di riflessione nella crisi più generale che vive la dimensione rituale nel nostro tempo? Quale rapporto sussiste tra riti, liturgia e vita? Come pensare e ripensarsi entro la dinamica di una ritualità felice?
Risponderemo a queste e ad ulteriori domande accompagnati dall’originale riflessione di don Manuel, teologo e filosofo molto attento alle connessioni tra la dimensione sacramentale e antropologica del rito: con lui cercheremo di sondare quel luogo in cui ogni rito trova il suo luogo istitutivo, ovvero l’umanità dell’uomo.

Don MANEUL BELLI, sacerdote di Bergamo, insegna teologia dei sacramenti. Tra i suoi interessi di ricerca rientrano le connessioni tra la sacramentaria e gli studi filosofici sul rito, nonché i rapporti tra liturgia, sacramenti e catechesi. Pubblica periodicamente sul proprio canale Youtube dal nome “Scherzi da prete” video di riflessione, catechesi ed approfondimenti teologici molto seguiti ed apprezzati.

Tra le sue pubblicazioni:

  • Presenza reale. Filosofia e teologia di fronte all’eucaristia (Queriniana, 2022)
  • L’epoca dei riti tristi (Queriniana, 2021)
  • Sacramenti tra dire e fare. Piccoli paradossi e rompicapi celebrativi (Queriniana, 2018)
  • La trama della fede. Piccola introduzione alla fede cristiana (Queriniana, 2015).

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Mercoledì 23 marzo 2022, ore 20:45

Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

All’ingresso sarà necessario mostrare il green pass in corso di validità.

Per la partecipazione è richiesta la compilazione del modulo di iscrizione al seguente link:
https://www.diocesidicrema.it/cds-belli/

TRA APPARENZA E REALTÀ: il tempo della beautytudine

beautytudine«La nostra è un’epoca del piacersi, ancora più che del piacere […], è davanti al tribunale del nostro sguardo che viene chiamato a comparire il nostro essere apparente, mentre sul banco della giuria sfilano tutti i fantasmi delle nostre idealizzazioni».
Le parole di don Giuliano Zanchi disegnano in modo puntuale il ritratto del nostro spazio vitale presente. Abitiamo infatti un mondo estetizzato ed estetizzante, in cui si è fatta strada una certa idea di bellezza basata sulla seduzione e la soddisfazione immediata, su un senso di attrazione per la forma esteriore; una bellezza capace di generare gratificazione al primo contatto e per una durata limitata, per poi essere abbandonata alla ricerca di una nuova esperienza di compiacimento: è la confezione, più che il contenuto, a informare la vita, al punto tale da de-formare – in taluni casi – l’umano che ne è alla ricerca… una bellezza che anziché salvare condanna alla perdizione.
In che senso allora, come affermava Dostoevskij, “la bellezza salverà il mondo”? È possibile una bellezza umanizzante nel contesto attuale dove la frase dello scrittore russo – come osserva lo stesso prof. Zanchi – ha perso il suo significato originario, tanto da essere utilizzata anche dagli assessori ai lavori pubblici per inaugurare una rotonda stradale con tanto di monumento kitsch? Sussiste ancora un rapporto tra il bello e il bene? Una sua riscoperta può abilitarci a fare un’esperienza di autentica felicità (beatitudine)? Guidati dall’attenta e originale riflessione di don Giuliano, una delle voci più autorevoli sui temi al confine tra estetica e teologia, affronteremo queste e altre domande alla ricerca della salvezza del bello.

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Don GIULIANO ZANCHI, sacerdote di Bergamo, è direttore della «Rivista del Clero Italiano», docente di Teologia presso l’Università Cattolica di Milano e direttore scientifico della Fondazione Adriano Bernareggi. È membro del comitato di redazione della rivista «Arte cristiana».

Tra le sue pubblicazioni recenti:

  • Icone dell’esilio. Immagini vive nell’epoca dell’Arte e della Ragione (Vita e Pensiero, 2022)
  • Parlare di Dio, credere in Gesù. Corso di teologia per principianti e perplessi (Vita e Pensiero, 2022);
  • La giustizia più grande. Sul discorso della montagna (EDB, 2021)
  • Qualcosa ci parla. Sussurri e grida tra una tempesta e l’altra (Messaggero, 2021)
  • La bellezza complice. Cosmesi come forma del mondo (Vita e Pensiero, 2020)
  • Un amore inquieto. Potere delle immagini e storia cristiana (EDB, 2020)
  • Rimessi in viaggio. Immagini da una Chiesa che verrà (Vita e Pensiero, 2019)

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Giovedì 10 marzo 2022, ore 20:45

Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

All’ingresso sarà necessario mostrare il green pass in corso di validità.

Per la partecipazione è richiesta la compilazione del modulo di iscrizione al seguente link:
https://www.diocesidicrema.it/cds-zanchi/

TRA CRISI E OPPORTUNITÀ: il tempo presente

crisi-opportunityL’etimologia greca della parola “crisi”, se da un lato rimanda ad una scelta (krisis), dall’altro richiama un atto di separazione e di discernimento (krino). Così l’epoca contemporanea, segnata da tante crisi, si presenta come un tempo vissuto sul crinale: quel tracciato su cui si sta, idealmente, in equilibrio precario tra luce e buio, resistenza e abbandono, custodendo i vuoti e anelando alla pienezza.
Come ha scritto don Francesco Cosentino, una delle voci più interessanti nel panorama teologico attuale, «le crisi possono rivelare anche un “rovescio della medaglia”: sono momenti di “giudizio” – come suggerisce l’etimologia della parola – in cui finalmente emerge la verità di noi stessi e della realtà e, così, possiamo finalmente prendere in mano la nostra vita e deciderne cosa farne». Può, allora, la crisi essere un tempo provvidenziale? Possiamo trovare una «buona notizia» pur dentro l’esperienza traumatica e dolorosa della notte? Come scorgere nella crisi la possibilità di un nuovo inizio e un’opportunità di cambiamento e di trasformazione?
Accompagnati dalla voce di don Francesco e con uno sguardo rivolto al tempo presente, cercheremo di muoverci tra queste ed altre domande alla scoperta di ciò che questo tempo ha da consegnarci per il futuro.

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Don FRANCESCO COSENTINO, sacerdote calabrese, è docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana e lavora presso la Segreteria di Stato.

Tra le sue pubblicazioni recenti:

  • Quando finisce la notte. Credere dopo la crisi (EDB, 2021)
  • Non è quel che credi. Liberarsi dalle false immagini di Dio (EDB, 2019)
  • Incredulità (Cittadella, 2017)
  • Sui sentieri di Dio. Mappe della nuova evangelizzazione (San Paolo, 2012)
  • Il Dio in cammino. La rivelazione di Dio tra dono e chiamata (Tau, 2011)
  • Immaginare Dio. Provocazioni postmoderne al cristianesimo (Cittadella, 2010)

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Venerdì 4 febbraio 2022, ore 20:45

Online su Piattaforma ZOOM con iscrizione al link:
https://zoom.us/webinar/register/WN_PY5CjX9lTb6Lun75V6xrCg
e in diretta sulla pagina YouTube de Il Nuovo Torrazzo al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=QDAXRNwhCRg

Programma Centro Diocesano di Spiritualità di Crema 2021/2022

DSCF3884“Dove sei?”: Vivere in tempi interessanti

“Che tu possa vivere in tempi interessanti”: questo augurio della tradizione orientale potrebbe suonare come un affronto, soprattutto se accostato agli avvenimenti vissuti nella storia recente, personale e collettiva.
“Interessante” dice infatti di un tempo complesso, imprevisto, a tratti così sconvolgente da causare un senso di smarrimento di fronte all’avvenire; ma “interessante” può altresì intercettare un modo di abitare questo tempo, ovvero come un “essere-tra” (inter-esse), un riconoscersi immersi in quegli elementi ricchi ed eterogenei che compongono la complessità entro cui ciascuno si trova a vivere e a domandare del senso. E allora la formula sopra richiamata risuona come un invito a fare propria, ancora una volta, la domanda rivolta da Dio al singolo: «Dove sei?» (Gen 3,9).
Non si tratta quest’ultimo di un interrogativo teso alla ricerca di una collocazione geografica, bensì di una provocazione esistenziale: un domandare che chiede a ogni essere umano di pensarsi a partire dalla propria storia, di collocarsi con una più profonda consapevolezza di sé nella situazione concreta in cui si trova e da qui ripartire, facendo tesoro di quanto vissuto. È muovendo da questo sguardo sulla realtà che il Centro diocesano di Spiritualità offre un percorso di crescita umana e spirituale alla scoperta di alcune di quelle polarità che danno forma alla complessità del nostro tempo e che trovano la loro sintesi in uno snodo fondamentale, a partire dal quale ciascuno è chiamato a interrogarsi sul proprio posto nel mondo.

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