Sperare: infinito presente

speranza_presenteDietro ogni domanda fondamentale dell’uomo, ha scritto il teologo della speranza Jurgen Moltmann, si nasconde una domanda di salvezza: come a dire che al di sotto di ogni quesito sul fine della vita si celi una domanda sulla fine, lasciando così trapelare la speranza in un “oltre” e un desiderio che la nostra vita non finisca, ma sia consegnata all’eternità (e non al nulla). Lo sguardo cristiano su questo domandare la salvezza da parte dell’uomo prende le mosse dal modo in cui Gesù ha parlato di sé e si è rapportato con gli altri e tutte le cose: egli infatti si è presentato come Figlio e come Fratello, due relazioni esistenziali che dicono intimità, partecipazione, immagine e somiglianza, cura.
Da ciò sembra emergere un legame inscindibile tra Gesù – l’Emmanuele, «Dio-con-noi» – e il mondo, al punto da suscitare diversi quesiti sul destino ultimo dell’uomo: in cosa consiste la salvezza? Questa riguarda il singolo individuo oppure occorre allargare il proprio sguardo sino a coinvolgere tutto il mondo delle relazioni che definiscono tale individuo (tenendo conto del fatto che la nostra identità è frutto delle esperienze e delle relazioni che abbiamo vissuto)? Come l’uomo può rispondere alla salvezza offerta come legame? In cosa consiste quella realtà che ci hanno insegnato a chiamare Paradiso? E se la salvezza riguarda tutti gli uomini, l’inferno è vuoto?
Ci lasceremo guidare in questo percorso dalla attenta e originale riflessione di don Giovanni Cesare Pagazzi, teologo tra i più significativi del panorama italiano.

donCesarePagazzi

don GIOVANNI CESARE PAGAZZI sacerdote della diocesi di Lodi, insegna Teologia sistematica presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, lo Studio Teologico Riunito dei Seminari di Crema-Cremona-Lodi-Vigevano e all’ISSR Sant’Agostino (diocesi di Crema-Cremona-Lodi-Pavia-Vigevano). È docente di Estetica del sacro all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Tra le sue pubblicazioni:

  • Il Pastore dell’essere. Fenomenologia dello sguardo del Figlio (con F. Manzi, Cittadella, 2001)
  • In principio era il legame. Sensi e bisogni per dire Gesù (Cittadella, 2004)
  • C’è posto per tutti. Legami fraterni, paura, fede (Vita e Pensiero, 2008)
  • Fatte a mano. L’affetto di Cristo per le cose (EDB, 2013)
  • Questo è il mio corpo. La grazia del Signore Gesù (EDB, 2016)
  • Il garbo del Vincitore (Paoline, 2018)
  • La carne (San Paolo, 2018).

Scarica l’invito

Mercoledì 18 aprile 2018, ore 20:45
Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

Nel silenzio: parole di speranza

preghieraCome ha scritto Sabino Chialà nel suo suggestivo libro dal titolo Silenzi, «il prodigio del silenzio è giungere a parlare tacendo, a essere espressivi senza usare le parole, ad avere una vita silenziosamente eloquente. Il silenzio è un modo diverso di comunicare e, più in profondità, un modo diverso di essere. E di vivere».
Vivere l’esperienza del silenzio è la condizione fondamentale per mettersi in ascolto dell’altro e di se stessi, per affrontare le grandi domande che ci abitano, ascoltare la voce di Dio che parla in noi e sa accompagnarci con parole ricche di Speranza per la nostra vita.

Con questa sensibilità, il Centro diocesano di spiritualità propone un pomeriggio di esperienza meditativa dal titolo “Nel silenzio: parole di speranza”. Avremo così l’occasione di entrare nel silenzio, trovare un momento in cui fermarsi e ritrovare se stessi attraverso questa fondamentale esperienza umana e spirituale, accompagnati da una guida esperta che sa far sintesi tra le tradizioni dell’Oriente e dell’Occidente. L’incontro sarà condotto da Selene Zorzi, studiosa di Antropologia Teologica e Teologia spirituale, laureata in Filosofia, specializzata in Teologia e Scienze Patristiche e Dottore in Teologia. Selene, oltre a tenere conferenze e a guidare incontri su temi di teologia e spiritualità, mette a disposizione la sua più che ventennale esperienza di vita comunitaria e spirituale per singoli e comunità in trasformazione con interventi di Coaching individuale e di gruppo.
Sarà un’occasione significativa per sostare davanti alla Parola di Dio che risveglia e alimenta la Speranza nel cuore di ogni uomo che voglia accoglierla.

selene

SELENE ZORZI è docente stabile straordinario di Patrologia e Storia della Teologia all’Istituto Teologico Marchigiano e docente invitato presso l’Istituto Teologico Pugliese di Molfetta (2012-2017). Ha insegnato Antropologia Teologica, Teologia Spirituale, Filosofia antica e Patrologia all’ISSR di Ancona dal 2007 al 2017, dove ha ricoperto l’incarico di Vicedirettrice. È Coach ACC accreditata presso la International Coach Federation e detentrice del marchio Epektasis. Life&Spiritual Coaching 2.0.

Tra i suoi libri:

  • La bellezza (di Plotino: introduzione, traduzione e note, Garzanti)
  • Politica ed economia. Uno sguardo spirituale (con Natale Brescianini, San Paolo)
  • Antropologia e teologia spirituale (San Paolo)
  • La felicità (il Margine).

Scarica l’invito

Primo incontro:
Sabato 17 febbraio 2018, dalle 16:30 alle 18:00
Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

Secondo incontro:
Sabato 10 marzo 2018, dalle 16:30 alle 18:00
Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

La speranza non è un idolo

Speranza_idolo“Un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso” (Sal 63). Interrogandosi sulla propria vita e sull’esperienza dei propri limiti, l’uomo scopre dentro di sé la presenza di una mancanza che – se positivamente intesa – si presenta come un intreccio tra desiderio e speranza, tra l’esperienza di “sentirsi superati” (Recalcati) e una “spinta nel cuore” (papa Francesco) ad agire verso una meta. Un intreccio capace di generare quella tensione verso un compimento che si fa incontro con ciò che sta oltre quei limiti. Ma se letta in modo negativo, questa mancanza diventa inquietudine, si configura come un vuoto che chiede di essere riempito in qualunque modo e con ogni cosa possa offrire all’uomo un senso di appagamento, anche se a breve scadenza: carriera, potere, denaro, bellezza… Tutti questi elementi, se da singoli aspetti della vita vengono così innalzati al rango di totalità – di “riempitivi esistenziali” – diventano come gli idoli narrati nella Bibbia (Sal 115) ovvero rimedi artificiali (“opera delle mani dell’uomo”). Come evitare di cadere in questa tentazione idolatrica e conservare la speranza? Anche la speranza può essere ridotta ad idolo? Ne parleremo con il professor Alessio Musio, filosofo molto attento alle tematiche attinenti all’umano.

Alessio_Musio

ALESSIO MUSIO è Professore Associato di Filosofia Morale dell’Università Cattolica di Milano.
Fa parte del Comitato Scientifico del Centro Rivista Medicina e Morale. Si è occupato, tra gli altri argomenti, del concetto di “autonomia” nell’ambito del dibattito bioetico, sul “futuro della natura umana” e del rapporto tra sovranità e decisione, con particolare attenzione alla loro problematica declinazione nel modello etico-antropologico sotteso alle nozioni di “capitale umano” e di “impresa di sé’”.

Tra le sue pubblicazioni:

  • Chiaroscuri. Figure dell’ethos (Vita e Pensiero, 2017)
  • Etica della sovranità (Vita e Pensiero, 2012)
  • L’autonomia come dipendenza. L’io legislatore (Vita e Pensiero, 2006).

Scarica l’invito

Mercoledì 31 gennaio 2018, ore 20:45
Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

Esperienza di ascolto presso il monastero di Viboldone

Viboldone“L’ascolto è la prima ospitalità. E’ ospitalità che, corpo e anima, possiamo offrire anche lungo la via e ai bordi delle strade, quando non abbiamo da offrire né tetto, né fuoco, né coperte. E può essere offerta ad ogni istante.
E l’ultima ospitalità, quella del Signore, non sarà forse cadere, vertiginosamente, nell’ascolto luminoso del Verbo, ascoltandolo parlare, parlando per ascoltarlo? L’ascolto è gravido di eternità”. (J.L. Cherétien)

Domenica 12 novembre 2017
giornata di ritiro presso il
monastero di Viboldone

Scarica il programma

Scarica gli spunti di riflessione di don Roberto Vignolo

Ri-Educare alla speranza

“Un po’ di possibile, sennò soffoco”. Questa frase del filosofo francese Gilles Deleuze rivela una profonda verità sull’umano: l’uomo, per vivere, ha bisogno di respirare l’aria della possibilità, ovvero di quella dimensione di apertura verso il futuro che permette a ciascuno di decidere quali strade intraprendere, potendo così al contempo decidersi per che tipo di persona essere. L’uomo, infatti, è essenzialmente “pro-getto” e, in tal senso, “gettato in avanti”: attraverso le scelte che pone in atto realizza un pezzo del suo futuro dicendo al contempo qualcosa di sé e, nel bene o nel male, del proprio desiderio di cambiare.Speranza
Ma ci sono delle esperienze e delle situazioni nella vita che, agli occhi degli altri e di se stessi, sembrano definirci in modo necessario e irrevocabile, precludendo la possibilità stessa di pensare e di pensarsi in modo diverso: in una parola, di sperare. Una di queste esperienze è quella carceraria, in cui troppo spesso il detenuto viene definito come una persona ormai “persa”, dalla sorte segnata.
C’è chi non si rassegna a questa visione carica di pregiudizi, ma decide di dedicare la propria vita e il proprio ministero all’annuncio della buona notizia di Gesù per l’umanità ferita: quella di una redenzione dell’umano che sa raggiungere ogni uomo a prescindere dalla situazione in cui si trova. Una redenzione che trova il suo spazio di azione in quei gesti “generatori di speranza” messi in atto da Gesù stesso e che ogni cristiano è chiamato a vivere nei confronti del prossimo: il modo in cui Lui ha guardato, chiamato, ascoltato, amato ogni uomo, anche il più di-sperato.
Don Matteo Mioni è uno di questi coraggiosi uomini della speranza: docente di Teologia all’Istituto di Scienze Religiose di Reggio Emilia e cappellano della Casa Circondariale di Reggio Emilia “La Pulce”, unisce in sé l’anima del biblista con quella del sacerdote a contatto ogni giorno con le storie e i volti chi chiede di non essere dimenticato, ma ri-conosciuto e ri-abilitato a sperare in un futuro migliore. Ci metteremo in ascolto della sua acuta riflessione e della sua ricca esperienza personale al fine di ri-educarci alla speranza. Perché la redenzione dell’umano è possibile. Sempre.

Mioni

DON MATTEO MIONI è docente di Sacra Scrittura presso l’Istituto di Scienze Religiose di Reggio Emilia e cappellano della Casa Circondariale di Reggio Emilia “La Pulce”.

Tra le sue pubblicazioni:

  • Lavanda dei piedi profezia dell’amore, San Lorenzo, Reggio Emilia 2010
  • Fede dei non credenti, l’incredulità dei credenti, San Lorenzo, Reggio Emilia 2013.

Scarica l’invito

Giovedì 26 ottobre 2017, ore 20:45
Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

Programma Centro Diocesano di Spiritualità di Crema 2017/2018

Futuro interiore: la Speranza tra ritorni e attese

Scarica il programma 2017/2018

centro-spiritualitàIl filosofo e rabbino Jacob Taubes ha scritto: “Il futuro autentico (…) non è oggetto di conoscenza, ma solo di speranza”. Nel suo senso originario, la parola speranza rimanda alla tensione verso una meta, un “oltre” che secondo Taubes si colloca nel futuro e che solo attraverso l’esercizio dello sperare si rende autenticamente accessibile. La speranza diventa così una forma di relazione con ciò che sta al di là del puro dato presente della vita dell’uomo e, in tal senso, il suo esercizio quotidiano assume i contorni di un’esperienza spirituale in grado di illuminare l’oggi donandogli una direzione da percorrere, un senso. In essa, infatti, l’uomo può sperimentare su di sé e dentro di sé quelle forme di trascendenza dell’“ora” in grado di rendere quel “non ancora” intravisto un “già” più vicino alla sua vita: dalla dimensione del progetto e dell’attesa, all’esercizio buono della propria libertà al fine di rendere quel futuro sempre più presente.
In una società che sembra essersi accomiatata dal futuro, preferendo la “navigazione a vista” con uno sguardo corto sul presente, da più parti si levano voci che evocano un ritorno alla speranza, tra cui quella di papa Francesco che ha invitato, sin dai primi mesi di pontificato, a “non lasciarsi rubare la speranza”.
In tal orizzonte, il Centro Diocesano di Spiritualità propone quest’anno un percorso di crescita umana e spirituale alla riscoperta di questa virtù dimenticata, ma necessaria per la piena realizzazione di ogni uomo.

Buon cammino a tutti.