Misericordia e potere: Ludwig Monti in Cattedrale

La misericordia è un amore sovversivo che contesta il potere con le sue ingiustizie. Questo aspetto molto concreto, che la distingue da un sentimentalismo a buon mercato, sarà al centro dell’ultimo incontro dell’itinerario diocesano in Cattedrale voluto dal vescovo Oscar e curato dal Centro di spiritualità. Il precedente incontro del 10 marzo, con la presenza del priore di Bose Enzo Bianchi, aveva avuto un’ampia partecipazione. La sua meditazione aveva messo in luce che la misericordia di Dio si pone come criterio prioritario di comprensione della Rivelazione e della fede cristiana.  Se ci sono dei passi biblici che sembrano contraddirla, vanno compresi correttamente a partire da essa. Per chi volesse riprendere e approfondire l’intervento di fr. Enzo, la registrazione è disponibile in rete sul sito del Centro e gli stessi temi sono esplorati più a fondo nel suo ultimo libro (L’amore scandaloso di Dio, San Paolo).

Per il prossimo appuntamento, “La misericordia e il potere”, interverrà un altro monaco di Bose: Ludwig Monti, che è biblista e autore di vari testi spirituali e di commento alla Scrittura. Tra i suoi libri, con le Edizioni Qiqajon: Le parole dure di Gesù e L’accoglienza cristiana. Sta lavorando a un commento ai Salmi che sarà pubblicato prossimamente. Nella serata del 21 aprile, sarà indagata una realtà di cui tutti facciamo esperienza nei contesti più diversi. Il potere (politico, economico, militare, psicologico…) è presente ovunque, come se fosse il motore del mondo. A seconda dei casi è un desiderio, una tentazione, un peso ingiusto e oppressivo: si vivono relazioni di potere su grande scala, tra gli Stati, come nel piccolo delle relazioni quotidiane, persino in famiglia.

Ludwig

La misericordia cristiana propone una prospettiva “altra”. Gesù ha scelto una strada diversa. Ci fa ripensare i rapporti interpersonali, la chiesa, la vita pubblica, gli affari, il lavoro… provocandoci a criticare il potere e a convertirlo. «L’unico potere di Dio è l’amore disarmato», diceva il filosofo Paul Ricouer. È per questo che il Concilio Vaticano II ha indicato, per la chiesa, la stessa via di Cristo, quella della povertà e delle persecuzioni che rinuncia alla gloria terrena per comunicare agli uomini i frutti della salvezza (cfr. Lumen Gentium, 8). Il sogno di Dio è quello di una chiesa libera dal potere, condiviso da un pastore come Carlo Maria Martini: « Dal sogno di una Chiesa così e della sua capacità di servire la società con tutti i suoi problemi nasce l’invito a lasciarci ancora sognare Lasciateci sognare! Lasciateci guardare oltre alle fatiche di ogni giorno! Lasciateci prendere ispirazione da grandi ideali! Lasciateci contemplare con scioltezza le figure che, come Ambrogio, hanno segnato un passaggio di epoca non con imprese militari o con riforme imposte dall’alto, bensì valorizzando la vita quotidiana della gente, insegnando che la forza e il regno di Dio sono già in mezzo a noi e che basta aprire gli occhi e il cuore per vedere la salvezza di Dio all’opera». La misericordia ci aiuta a dare volto e carne a questo sogno che vince fatiche e paure.

LA MISERICORDIA E IL POTERE

Incontro con LUDWIG MONTI, monaco di Bose e biblista

Cattedrale di Crema, giovedì 21 aprile 2015, h 21

Enzo Bianchi in Cattedrale

LA MISERICORDIA E LE NOSTRE PAURE

con ENZO BIANCHI, priore del monastero di Bose

Cattedrale di Crema, giovedì 10 marzo 2016, h 21

a cura del Centro di Spiritualità

Enzo-BianchiLa paura è una delle emozioni più potenti e oggi più che mai sembra dilagare, congelando la spinta di ciascuno di noi. Chi è colpito dalla paura è come inchiodato, i suoi orizzonti sono chiusi.

Abbiamo paura del futuro, della povertà, del terrorismo e della guerra, dello straniero… A volte abbiamo addirittura paura della vita, paura di amare, paura di Dio.

La misericordia che ci narra il Vangelo è l’anti-paura, è un’esperienza che ci incoraggia e scalda il cuore. Ne parlerà Enzo Bianchi, fondatore e priore del monastero di Bose, voce importante della spiritualità e della società italiana. Tra i suoi ultimi libri: Raccontare l’amore. Parabole di uomini e donne (Rizzoli); Spezzare il pane. Gesù a tavola e la sapienza del vivere (Einaudi).

Il silenzio per ritornare a se stessi e a Dio

Il prodigio del silenzio è giungere a parlare tacendo, a essere espressivi senza usare le parole, ad avere una vita silenziosamente eloquente … Il silenzio è un modo diverso di comunicare e, più in profondità, un modo diverso di essere… e di vivere. Il silenzio è quel linguaggio per cui, in un incontro, uno sguardo potrà bastare a dire ciò che le parole non possono più dire. È l’esperienza degli innamorati o degli amici, esperienza umana e spirituale decisiva.

Il silenzio è in definitiva uno scambio di presenze, anziché di parole. Nulla più di uno sguardo o di un gesto silenzioso a volte sa narrare l’amore per una persona. Ricordiamo anche l’episodio dell’unzione di Betania (cf. Mc 14,3-9), dove una donna, senza proferire parola, si avvicina a Gesù e gli unge il capo di olio profumato. I discepoli parlano e protestano contro di lei, e anche Gesù parla per difenderla; la donna, invece, non dice una parola, neppure per difendersi dalle accuse: il suo gesto è più che eloquente, e non è possibile dire di più, neppure per spiegarsi di fronte a chi non l’abbia compreso… Essendo un linguaggio discreto, infatti, il silenzio a volte ingenera il timore che esso non venga compreso, che sia inefficace. Ma si tratta di una paura infondata, poiché ciò che è vero, anche se discreto, prima o poi è compreso. Se il linguaggio che usiamo ha in sé vita, anche se silenziosa, questa a suo tempo si rivelerà.

Il silenzio autentico è in definitiva un altro linguaggio

Il Centro diocesano di spiritualità, dopo l’ampia partecipazione della giornata di ottobre, propone una seconda esperienza meditativa dal titolo Silenzio: ritornare a se stessi e ritornare a Dio. È un’occasione per entrare nel silenzio, trovare un momento in cui fermarsi e ritrovare se stessi attraverso questa fondamentale esperienza umana e spirituale, grazie a una guida esperta che fa sintesi tra le tradizioni dell’Oriente e dell’Occidente.

Abitati dal rumore, stressati dalla frenesia, travolti del caos, abbiamo bisogno di riscoprire il silenzio che rigenera mente e cuore, corpo e Spirito. Ci vuole un grande silenzio per conoscerci veramente, affrontare le grandi domande che ci abitano, ascoltare la voce di Dio che parla in noi con un mormorio di vento leggero e scoprire la sua misericordia.

L’incontro sarà condotto da Benedetta Selene Zorzi, docente di Antropologia Teologica e Teologia spirituale ad Ancona, laureata in Filosofia, specializzata in Teologia e Scienze Patristiche e Dottore in Teologia.  Tiene conferenze e guida incontri su temi di teologia e spiritualità. Mette a disposizione la sua più che ventennale esperienza di vita comunitaria e spirituale per singoli e comunità in trasformazione con interventi di Coaching individuale e di gruppo. Tra i suoi libri: La bellezza (di Plotino: introduzione, traduzione e note, Garzanti), Antropologia e teologia spirituale (San Paolo), La felicità (il Margine).

 

Silenzio: ritornare a se stessi e ritornare a Dio

Esperienza meditativa di ascolto e silenzio guidata da Benedetta Selene Zorzi

Centro diocesano di spiritualità, via Medaglie d’oro 8 (Crema)

sabato 20 febbraio 2016, h 16:30-18:00

IMPARARE A PERDONARSI – incontro con IVO LIZZOLA

Il percorso di crescita umana e cristiana del Centro diocesano di spiritualità vuole sottolineare come la misericordia possa trasformare i nostri vissuti e le nostre relazioni, aiutarci ad affrontare disagi e fatiche. L’incontro con Ivo Lizzola è un invito a guardarsi dentro e a cercare riconciliazione con le nostre ombre e fragilità.

Molte persone si ammalano perché hanno dentro di sé qualcosa che si è spaccato. La spaccatura si ripercuote spesso sul corpo. Essere sano significa essere intatto, integro, essere pacificato con tutto quello che c’è in noi. Un’importante via di guarigione spirituale, infatti, consiste nel fare pace con noi stessi.

La parola latina reconciliatio significa originariamente il ristabilimento di amicizia. Il primo e nello stesso tempo il più difficile compito della nostra «umanizzazione» consiste nel riconciliarci con noi stessi. La condizione per realizzare questo compito è la fiducia di essere accolti da Dio incondizionatamente. La pacificazione con se stessi ha diversi aspetti.

Anzitutto mi devo rappacificare con la storia della mia vita. Un altro aspetto esige la pacificazione con i propri lati oscuri. Ancora più difficile è riconciliarsi con le nostre colpe. Possiamo perdonarci solo perché Dio ci ha perdonato. Ma è necessario far scorrere la fede nel perdono divino anche in tutti i sensi di colpa e i rimproveri che ci facciamo per i nostri sbagli. Molti continuano a rinfacciarsi di aver fatto questo o quell’errore. Non riescono a perdonare se stessi per il fatto di aver commesso certe colpe. Riconciliazione significa gettare giù dal trono lo spietato giudice interiore e credere alla misericordia di Dio: «Se anche il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa» (1Gv 3,20).

La riconciliazione con me stesso non avviene mai una volta per sempre. È un processo che dura per tutta la vita: in me scopro continuamente aspetti che non posso accettare bene. Quindi sono di nuovo sfidato a dire di sì a quello che vorrei ben volentieri far finta di non vedere. Si richiede una grande umiltà per guardare i propri lati oscuri e metterli davanti a Dio, perché disturbano l’immagine di noi stessi che ci siamo costruiti e perché ci mettono a confronto con la nostra vera realtà. Ma è la verità che ci farà liberi

Se ne parlerà con Ivo Lizzola, ordinario di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità all’Università di Bergamo. Tra i suoi libri: Aver cura della vita: l’educazione nella prova (Città Aperta); Di generazione in generazione. L’esperienza educativa di consegna in nuovo inizio (Franco Angeli); Incerti legami. Orizzonti di convivenza tra uomini e donne vulnerabili (La Scuola); La paternità oggi, tra fragilità e testimonianza (Pazzini).

La misericordia verso se stessi: imparare a perdonarsi

Incontro con IVO LIZZOLA, docente presso l’Università degli Studi di Bergamo

Martedì 2 febbraio 2016, ore 20:45

Oratorio SS. Trinità, via XX settembre 104, 26013 Crema (CR)

La misericordia per ripensare laicità e democrazia

Roberto ManciniLa misericordia ha un significato che è anche sociale e politico. Continuano gli incontri diocesani in Cattedrale voluti dal vescovo Oscar per il Giubileo e curati dal Centro di Spiritualità. La seconda voce che interverrà sabato 16 gennaio sarà quella del prof. Roberto Mancini, docente di filosofia all’Università di Macerata e autore di numerosi testi in cui presenta una rilettura spirituale delle grandi categorie politiche ed economiche. Mancini si soffermerà sulla misericordia come virtù per l’impegno civile e pubblico che può unire credenti di fedi diverse e non credenti. Ne ha parlato nel recente libro La nonviolenza della fede. Umanità del cristianesimo e misericordia di Dio pubblicato nella prestigiosa collana “Giornale di teologia” della Queriniana. Anticipiamo un passaggio del suo intervento.

«Alla luce del discernimento che sa individuare la migliore eredità della modernità e della religione, la laicità dev’essere ripensata. Finora è stata intesa come una categoria riduttiva e contrappositiva. L’orizzonte cambia completamente se si prende sul serio la radice semantica del termine: laos è il popolo, quindi “laico” significa membro del popolo. Basta allora chiarire che oggi non può esserci popolo separato, una porzione di umanità eletta di contro al resto di un’umanità esclusa e inferiore. Il laico è 1’appartenente alla famiglia umana universale. Per chi ha fede questo è il vero popolo di Dio, destinatario del suo amore inclusivo e misericordioso. Per chi si sente vincolato all’etica interculturale della dignità, questa è l’autentica estensione del popolo. Perciò la laicità non è più un’identità minore o contrappositiva, è una relazione, è la partecipazione alla comunità umana senza esclusioni: c’è laicità quando ci sono apertura, solidarietà, corresponsabilità. C’è laicità quando si criticano i falsi assoluti e si sa riconoscere ciò che è realmente universale. C’è laicità quando la differenza degli altri non viene presa a pretesto di reazioni aggressive, di fondamentalismi, di pratiche di esclusione. Non stupisce, di conseguenza, che questo spirito di laicità sia prezioso per autenticare nel contempo ciò che è stato chiamato «democrazia».  Demos e kratos devono essere ripensati: l’uno non coincide più con un’identità etnica particolare in lotta con le altre, ma è incarnato dall’umanità intera; l’altro non può essere il potere verticale, dominativo, o puramente sistemico, impersonale e trascendente la stessa volontà umana. Questa volta il potere deve farsi servizio, cura per il bene comune. Infatti nell’intuizione custodita nell’idea di democrazia c’è il rimando al significato di un potere che non si impone e che non opprime precisamente perché è potere di tutti, è corresponsabilità nell’organizzare la convivenza.

Il grado primitivo dello statuto di una società è il monoculturalismo, cioè l’identificazione esclusiva dell’umano con una determinata comunità etnica. Poi c’è il multiculturalismo, quando culture ed etnie differenti coesistono spazialmente, le une accanto alle altre, ma come ghetti, spazi chiusi e non comunicanti tra loro. Più avanzata è l’esperienza dell’incontro interculturale, dove finalmente ci sono interazione e cooperazione. Il passaggio ulteriore è quello della coralità: ci sono differenze, c’è pluralismo, ma soprattutto c’è la coscienza di specie, c’è la corresponsabilità per il cammino comune dell’umanità. Si schiude finalmente l’autentico spazio pubblico della società, che è quello dell’organizzazione di una convivenza strutturalmente democratica, là dove la democrazia non si riduce a un sistema di governo o di elezione dei rappresentanti in parlamento, perché è anzitutto una forma di vita e di convivenza nella quale è prioritaria la dignità di ciascuno e di tutti. Come si può pensare che l’emersione della coscienza corale sia possibile senza l’apporto delle religioni mondiali, oppure in una condizione nella quale esse restano ferme all’autoreferenzialità? È urgente il risveglio delle religioni a conversione: conversione al bene della famiglia umana indissolubile e, proprio per questo, alla fedeltà verso il Dio di cui si è testimoni».

La misericordia, virtù civile e laica, con ROBERTO MANCINI (filosofo, Università di Macerata)

Cattedrale di Crema, sabato 16 gennaio, h 21

 

Invito del Vescovo Oscar Cantoni

Un invito rivolto agli uomini e donne di buona volontà che vivono a Crema e nel cremasco, ai credenti di ogni confessione e fede religiosa, a tutti i fedeli della diocesi di Crema: incontriamoci e confrontiamoci per chiederci se ha senso parlare oggi di misericordia e praticarla.

Viviamo un tempo segnato da violenze, conflitti, inquietudini, scandali, fatiche nelle relazioni affettive e interpersonali, da una crisi economica che non si è ancora risolta… L’angoscia sembra spesso prevalere sulla speranza. Eppure, papa Francesco ha voluto dedicare un anno giubilare alla misericordia. Non è una devozione per pochi o un sentimento consolatorio per ingenui.

La misericordia è un modo di vedere il mondo e di vivere, è impegno, scelta. È credere che siamo amati e che è possibile amare: una fiducia che illumina la nostra strada per andare oltre le ombre che ci avvolgono. La misericordia cambia noi stessi e cambia il mondo. Come Chiesa di Crema vogliamo lanciare questo messaggio che è un invito a camminare insieme.

Per comprendere la misericordia, come ha detto papa Francesco a Firenze, dobbiamo guardare «ai tratti del volto di Gesù e ai suoi gesti. Vediamo Gesù che mangia e beve con i peccatori (Mc2,16; Mt 11,19); contempliamolo mentre conversa con la samaritana (Gv 4,7-26); spiamolo mentre incontra di notte Nicodemo (Gv 3,1-21); gustiamo con affetto la scena di Lui che si fa ungere i piedi da una prostituta (cfr Lc 7,36-50); sentiamo la sua saliva sulla punta della nostra lingua che così si scioglie (Mc 7,33). Ammiriamo la “simpatia di tutto il popolo” che circonda i suoi discepoli, cioè noi, e sperimentiamo la loro “letizia e semplicità di cuore” (At2,46-47)» (10 novembre 2015).

Il nostro invito è a riflettere insieme sulla misericordia e a conoscerla meglio proprio a partire dalla persona di Gesù. Per questo proponiamo quattro incontri in Cattedrale, a cura del Centro Diocesano di Spiritualità, che approfondiscono quattro aspetti diversi e importanti: la misericordia e la forza della mitezza, la misericordia come virtù civile e laica, la misericordia e le nostre paure, la misericordia e il potere.

Saranno occasioni per metterci in ascolto del Vangelo e poi per confrontarci nelle piazze e nei luoghi della convivenza, sui mezzi di comunicazione e i social network, nelle parrocchie per costruire nuove relazioni personali e un nuovo umanesimo.

+ Oscar Cantoni, vescovo di Crema