I luoghi della fede: abitare uno spazio per ritrovare il proprio tempo. Giornata presso l'Abbazia di Chiaravalle (Milano)

“Abbiamo bisogno di recuperare l’inquietudine provocata dall’arte, che spinge l’uomo a interrogarsi sulla vita. La grande bellezza di fede e arte è la capacità di aprire feritoie, invitandoci a scoprire il mistero, l’eterno, l’assoluto e il divino”. (Mons. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura)

Domenica 19 APRILE 2020
giornata di ritiro presso
l’Abbazia di Chiaravalle (Milano)

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LE FIABE NON RACCONTANO FAVOLE: la narrazione che umanizza

Si può misurare un’esperienza o questa supera l’esigenza di calcolo e di controllo che affligge l’uomo contemporaneo? Come accedervi se questa sfugge ad ogni “esperimento”? Se c’è un luogo dove l’esperienza umana prende forma e acquista voce è nella narrazione: attraverso il racconto l’uomo è in grado di dire chi è e al contempo consegnare all’altro qualcosa di sé e della propria esperienza di umanità. Interrogare i grandi racconti – dalla parola essenziale della fiaba a quel “grande codice” narrativo che è la Bibbia (N. Frye) e in particolare i Vangeli – può aiutarci a riscoprire e re-intraprendere quel processo di umanizzazione di cui oggi si sente molto l’urgenza.
Saremo aiutati a svolgere questo percorso dalla sapiente guida di Paolo Scquizzato, teologo e scrittore di spiritualità molto apprezzato, che al tema dell’umanizzazione e al valore di fiabe e Vangelo, quali narrazioni significative di esperienze umanizzanti, ha dedicato importanti contributi.

Don PAOLO SCQUIZZATO sacerdote, è impegnato da diversi anni nella formazione spirituale del laicato cercando di offrire percorsi di approfondimento della Scrittura e della conoscenza di sé. Specializzato in Teologia, insegna Meditazione cristiana ed è guida biblica in Terra Santa. È autore di numerosi testi di spiritualità.

Tra le sue pubblicazioni:

  • Ogni storia è storia sacra. Il Vangelo secondo Matteo (Paoline, 2019)
  • Dalla cenere la vita. Un percorso di consapevolezza (Paoline, 2019)
  • Ma che occhi grandi che hai. Fiabe e Vangelo (Effatà, 2017)
  • E ultima verrà la morte… e poi? Riflessioni sul vivere e il vivere ancora (Effatà, 2015)
  • La domanda e il viaggio. A proposito di vita spirituale (Effatà, 2014)
  • Elogio della vita imperfetta. La via della fragilità (Effatà. 2013).

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Giovedì 20 febbraio 2020, ore 20:45

Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

LA DOMANDA DI CAINO: perché ogni uomo è degno di risposta

“Sono forse io il responsabile (custode) di mio fratello?”: la domanda di Caino pone subito in questione il rapporto con l’altro, mettendo in evidenza come la fraternità richieda, per essere vissuta autenticamente, la responsabilità, ovvero la capacità di rispondere della presenza dell’altro, il quale, per il solo fatto di esistere, mi domanda attraverso il suo volto e la sua presenza di essere riconosciuto e di essere preso in custodia. Ma come vivere questa risposta? Come custodire l’altro in modo autentico e cor-rispondervi in modo umano? È possibile recuperare il rapporto dopo una non-risposta, ovvero vivere l’esperienza del perdono? A guidarci sarà don Bruno Bignami, teologo studioso di morale che alla dimensione delle relazioni ed alle loro ricadute a livello sociale e umano non solo ha dedicato importanti contributi, ma di esse sa toccare con mano ogni giorno la concretezza storica attraverso i volti incontrati, i progetti seguiti e i problemi affrontati lungo tutto il territorio italiano in qualità di direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI.

Don BRUNO BIGNAMI, sacerdote della Diocesi di Cremona, è direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI. Teologo e scrittore affermato, ha al suo attivo diverse pubblicazioni e articoli, in particolare sulla figura di don Primo Mazzolari e su tematiche morali e di etica ecologica.

Tra le sue pubblicazioni:

  • Primo Mazzolari. Misericordia a bracciate (Messaggero, 2018)
  • Un’arca per la società liquida. La moralità nel cambiamento d’epoca (EDB, 2016)
  • Don Primo Mazzolari, parroco d’Italia: «I destini del mondo si maturano in periferia» (EDB, 2014)
  • Terra, aria, acqua, fuoco. Riscrivere l’etica ecologica (EDB, 2012)
  • Mazzolari e il travaglio della coscienza: una testimonianza biografica (EDB, 2007).

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Mercoledì 16 gennaio 2020, ore 20:45

Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

Ricordo di Christian Albini nel terzo anniversario della morte

All’inizio di un nuovo anno, il Centro diocesano di Spiritualità di Crema, augura a tutti un sereno 2020 e invita a partecipare all’iniziativa per ricordare Christian Albini nel terzo anniversario della morte.
Christian è stato prima di tutto un caro amico e, per diversi anni, anche coordinatore del Centro diocesano di Spiritualità di Crema.

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In ascolto: vedere la parola UN PERCORSO TRA ARTE E SPIRITUALITÀ

Come ha scritto Sant’Efrem, «Il Signore ha colorato la sua parola di bellezze svariate, perché coloro che la scrutano possano contemplare ciò che preferiscono. Ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla».
Se l’ascolto della Parola affina lo sguardo e l’arte permette di “vedere l’invisibile” rendendolo presente tramite l’immaginazione dell’artista, il connubio tra le due consente di accedere ad una contemplazione commossa
della bellezza, portando così l’uomo a sondare in pienezza i tesori che la Parola racchiude.
Muovendo da questa consapevolezza, il Centro diocesano di Spiritualità propone un percorso tra arte e spiritualità. Ogni incontro, guidato da don Francesco Anelli, sarà scandito dalla presentazione di un’opera artistica significativa, accompagnata dalla lettura e commento del brano biblico a cui l’opera fa riferimento così che Parola e immagine possano trarre reciproca luce dal loro accostamento.

Don FRANCESCO ANELLI sacerdote della Diocesi di Lodi, insegna Antropologia filosofica ed Etica presso lo Studio Teologico Riunito dei Seminari di Crema – Cremona – Lodi – Pavia – Vigevano e all’Istituto di Scienze Religiose “Sant’Agostino”. Oltre a diversi incarichi diocesani nel campo della formazione e della pastorale, ha vissuto un triennio di collaborazione quale Fidei Donum in Ecuador, contesto nel quale ha maturato vivo apprezzamento e motivato interesse per il pensiero latinoamericano. Si cura di produrre prevalentemente “Strumenti ad uso degli studenti” e “Fascicoli per corsi di esercizi con l’arte” molto apprezzati.

Tra le sue pubblicazioni:

  • Teologia del popolo. Radici, interpreti, profilo (EDB, 2019)
  • Il popolo (San Paolo, 2019).

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Sabato 14 DICEMBRE 2019, dalle ore 15.15 alle ore 17.00
Sabato 11 GENNAIO 2020, dalle ore 15.15 alle ore 17.00
Sabato 15 FEBBRAIO 2020, dalle ore 15.15 alle ore 17.00
Sabato 14 MARZO 2020, dalle ore 15.15 alle ore 17.00

Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

Non siamo figli delle stelle: il desiderio e la condizione umana

Se c’è una via privilegiata per giungere al cuore della condizione umana, questa è la via segnata dal desiderio. Tema caldo del dibattito attuale, oggetto di particolare attenzione anche da parte dell’odierna società dei consumi, il desiderio si manifesta come una tensione a qualcosa d’altro. Come l’uomo si scopre entro questa tensione? Se il desiderio ci porta a fare esperienza di un’eccedenza non riducibile a quella brama di possesso che contraddistingue l’uomo consumatore, non sarà forse l’esperienza originaria da cui partire per far fronte a una rinnovata sete di spiritualità? È possibile, a partire da tale esperienza, fare luce su quelle “leggi per essere umani” di cui oggi si sente molto l’urgenza e che la narrazione biblica ci presenta come compimento della condizione umana? Che sia la legge di tutte leggi?
A queste e ad altre domande cercheremo di rispondere guidati dall’attenta e originale riflessione di Silvano Petrosino, filosofo indagatore dell’umano molto apprezzato che al tema del desiderio ha dedicato un posto di rilievo nella sua riflessione.

SILVANO PETROSINO internazionalmente noto per i suoi studi sul pensiero di Lévinas e Derrida, è professore ordinario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna Teoria della comunicazione e Antropologia religiosa e media.

Tra le sue pubblicazioni:

  • Il desiderio. Non siamo figli delle stelle (Vita e Pensiero, 2019)
  • La donna nel giardino. Che cosa Eva avrebbe potuto rispondere al serpente (EDB, 2019)
  • Contro la cultura. La letteratura, per fortuna (Vita e Pensiero, 2017)
  • L’idolo. Teoria di una tentazione (Mimesis, 2015)
  • Pane e Spirito (Vita e Pensiero, 2015)
  • La scena umana. Grazie a Derrida e Lévinas (Jaca Book, 2016)
  • Il sacrificio sospeso. Per sempre (Jaca Book, 2015)
  • Soggettività e denaro. Logica di un inganno (Jaca Book, 2012)
  • Visione e desiderio. Sull’essenza dell’invidia (Jaca Book, 2010).

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Mercoledì 13 novembre 2019, ore 20:45

Centro Diocesano di Spiritualità, via Medaglie d’oro, 8 – Crema

Programma Centro Diocesano di Spiritualità di Crema 2019/2020

Parole che restano: riscoprire una grammatica dell’umano

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Secondo il famoso adagio latino, “Verba volant, scripta manent” (le parole volano, gli scritti rimangono). Eppure, ci sono parole che restano, o meglio, che non possono non restare: sono quelle parole che dicono gli aspetti più profondi e significativi della nostra esistenza, che ci definiscono in quanto esseri umani e ci aiutano ad orientarci nel corso della nostra vita.
Sono quelle parole che, fatte risuonare, ci ricordano che non siamo soli a questo mondo, ma che siamo chiamati a vivere e costruire una società che sappia riconoscersi in un fondamento comune: quell’umanità della quale Dio stesso, assumendola in sé con l’incarnazione, ha voluto mostrarne la bontà e il carattere di promessa.
Guardando al contesto attuale appare, sempre più urgente, la necessità di tornare a pensare e a vivere questo fondamento comune che è l’umanità dell’uomo: nasciamo uomini, ma la nostra umanità si decide nelle scelte libere, consapevoli e responsabili di bene autentico che compiamo lungo la nostra vita. È infatti su questa rinnovata umanità che è possibile costruire legami autentici al di là delle differenze culturali, sociali, religiose.
Con questa consapevolezza, il Centro diocesano di Spiritualità dedica quest’anno un percorso di crescita umana e spirituale alla riscoperta di una grammatica dell’umano: senza la pretesa di poter esaurire la complessità dell’uomo, l’intento sarà quello di ripensare alcune di quelle parole-chiave che nutrono la nostra umanità e che possono orientarci nella realizzazione della nostra vita quale “vita buona”.

Buon cammino a tutti.